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LIBERALIZZAZIONI E DECRETO AMBIENTE: il COMMENTO DEGLI ECODEM
Pubblicato da Alessandro Renai il 27 gennaio 2012
Il Governo Monti, venerdì 20 gennaio, ha approvato il decreto sulle liberalizzazioni e insieme a quello un importante decreto in materia ambientale.
Quale giudizio dare dei due provvedimenti nel quadro della grave crisi che il paese sta affrontando? Sono i provvedimenti che servono a rilanciare l’economia, magari mettendo al centro la priorità delle azioni sulla green economy come noi ecologisti democratici auspichiamo da tempo?
· DECRETO MATERIA AMBIENTALE
Assolutamente positivo, anzi direi una “nostra” vittoria è senz’altro il definitivo chiarimento sui bioshopper contenuto nel decreto ambientale.
Per completare quella rivoluzione che abbiamo avviato con il divieto di produzione e commercializzazione dei sacchetti di plastica tradizionale (ormai in vigore da un anno) si doveva scrivere la norma secondo la quale considerare effettivamente biodegradabili e comportabili i sacchetti ammessi alla vendita. Serviva per evitare che i soliti “furbetti” aggiungendo qualche additivo chimico aggirassero la norma. Ce l’abbiamo fatta!
Il governo, soprattutto grazie al Ministro Clini, ha accolto la nostre richieste e da oggi finalmente la norma è chiara e non consente sotterfugi. Si completa quindi quella riforma che è stata accolta entusiasticamente dai cittadini (numerosi sondaggi lo confermano), che sono tornati a riutilizzare la sporta riducendo drasticamente l’uso di sacchetti usa e getta, e si da una mano concreta alla “chimica verde”, settore fondamentale della green economy, che infatti è l’unica speranza di salvezza per importantissimi poli chimici (come ad esempio Porto Torres, Terni, la stessa Marghera).
Nel decreto ambientale sono previsti anche interventi di buon senso per semplificare le procedure di realizzazione di biodigestori in Campania.
· DECRETO LIBERALIZZAZIONI
Molto positivo anche che nel decreto liberalizzazioni si sia sventato il tentativo di semplificare le operazioni di trivellazione per la ricerca di idrocarburi, una pratica che mette a rischio i nostri mari, assolutamente ingiustificata da qualsiasi punto di vista.
E ovviamente siamo felici che dalle proposte di riforma dei servizi pubblici locali sia esclusa l’acqua che, in ossequio ai risultati dei referendum, non poteva entrare tra quelli “liberalizzati”.
Fin qui le parti positive, ma nel dl liberalizzazioni c’è anche un articolo molto pericoloso e non mancano punti che destano perplessità. Il pericolo grave, che proveremo a cancellare nel corso dell’iter del provvedimento in Parlamento, è quello contenuto nell’articolo che riguarda i siti nucleari: le semplificazioni previste in questo caso sono infatti inaccettabili e se passassero rischierebbero di far realizzare ad esempio a Saluggia un deposito contro la volontà del territorio.
Le perplessità principali sono poi legate all’articolo che vieta in maniera indiscriminata impianti fotovoltaici in aree agricole e alla norma sui consorzi di recupero dei rifiuti.
Il primo è del tutto incomprensibile. Già il decreto Romani del marzo scorso poneva limiti molto rigidi a questa pratica, ma intervenire in maniera retroattiva, come si propone oggi, è del tutto inutile a fini opratici e contribuisce a lasciare il settore in quell’incertezza che ha caratterizzato tutto il periodo del Governo Berlusconi e che dovremmo invece lasciarci una buona volta alle spalle. Ci batteremo quindi in Parlamento per abolire quell’articolo 65 o quanto meno a ridurne gli impatti negativi.
Per quanto riguarda i consorzi si interviene, con approccio “liberalizzatore”, su un settore che sulla base dell’obbligatorietà aveva raggiunto buoni risultati. Siamo certi che sia quella la strada che possa garantire maggiore efficacia e servizi per i cittadini? Numerosissime in questi giorni le voci fortemente contrarie nel nostro mondo. Non credo che ci si debba schierare a difesa dell’esistente – che specialmente nel sud del paese ha mostrato mancanze anche gravi – ma non possiamo nemmeno smontare un sistema per una furia “liberalizzatrice” ad ogni costo.
Francesco Ferrante




