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Trivelle: Ecodem, referendum inefficace per fermarle. Il Governo cambi la strategia nazionale


Invitiamo ad andare a votare e sosteniamo i circoli territoriali

“E’ necessario rivedere la Strategia energetica messa a punto dal tandem Clini-Passera, che ha portato all’approvazione dell’articolo 35 del Decreto “Sviluppo Italia” e successivamente dell’articolo 38 dello “Sblocca Italia. Il futuro energetico dell’Italia è nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica, soprattutto alla luce dei nuovi impegni che il nostro Governo ha assunto a Parigi alla Cop 21”. E’ quanto emerge da una nota degli Ecologisti democratici sul prossimo referendum contro le trivelle, in cui chiedono al Governo un impegno in tal senso.

“Da sempre riteniamo che nell’attuale fase di transizione energetica – spiegano gli Ecologisti - il gas naturale sia il combustibile fossile su cui puntare. Già oggi il parco termoelettrico del Paese è basato sul gas, metanodotti e gassificatori possono costituire infrastrutture necessarie a questo proposito. Vediamo con grande preoccupazione e siamo contrari all’idea di sfruttare le risorse “autoctone”, che sono poche e il cui prelievo presenta un impatto ambientale non trascurabile, sia per le estrazioni a mare che a terra”.

“Riteniamo che questa fase debba essere gestita con la gradualità necessaria a garantire il passaggio da un sistema energetico basato sui combustibili fossili ad uno sulle rinnovabili, senza crisi occupazionali ma anzi che consenta di convertire, trasformare e aumentare i posti di lavoro”.

“Il lavoro fatto dal Partito democratico nell’ultima legge di stabilità per ripristinare lo sfruttamento dei giacimenti fuori dalle dodici miglia e il coinvolgimento degli enti territoriali per il rilascio dei permessi è un passo avanti ha dichiarato Alessandro Bratti, Presidente degli Ecodem, così come è stato positivo il recepimento della Direttiva europea 2013/30 sugli Incidenti gravi nelle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi che introduce criteri molto rigidi riguardo alla sicurezza. Oggi in Italia grazie al lavoro dei parlamentari del Partito Democratico abbiamo la normativa più severa d’Europa”.

“Riguardo al referendum – sottolinea Bratti - va ricordato che i quesiti posti dalle Regioni erano sei. Di questi ne è rimasto soltanto uno che riguarda la durata delle concessioni in essere per quegli impianti dentro le 12 miglia che il quesito, una volta scadute le autorizzazioni, in caso di vittoria del si prevede di non rinnovare, mentre oggi andrebbero fino ad esaurimento del giacimento”. Deve essere quindi chiaro a chi andrà a votare che qualsiasi sia il risultato non si fermerà lo sfruttamento delle risorse fossili nazionali. Sfruttamento che potrebbe essere fermato con i modi e i tempi adeguati solo e unicamente con una scelta strategica energetica diversa dall’attuale, accompagnata dai provvedimenti legislativi conseguenti.

“Come Ecologisti democratici – conclude il Presidente - però non sottovalutiamo anche il valore simbolico del referendum. Pur ritenendo il quesito referendario non congruo e di fatto inefficace rispetto agli obiettivi del fermare le trivelle nel nostro Paese, invitiamo a recarsi alle urne il 17 Aprile e a sostenere le iniziative dei circoli territoriali”.