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Enciclica del papa, "Laudato si'"’: serve onestà, coraggio e responsabilità nella lotta ai cambiamenti climatici.

L’Enciclica di papa Francesco “Laudato Si’” era attesa: già a iniziare dalla scelta del suo nome da pontefice, Bergoglio aveva indicato la sua vicinanza ai temi ambientali. Non è la prima volta che la Chiesa affronta la questione ecologica. Altri papi lo avevano fatto in varie encicliche, ma nessuna delle quali interamente dedicata ai temi ambientali. Con l’aiuto dell’amico Aldo Abenavoli, che sul rapporto tra encicliche ed ecologia ha scritto un bel libro nel 2008, ricordo, ad esempio, la Populorum Progressio di Paolo VI (1967) “la Terra è data a tutti e non solo ai ricchi”, e invita a “un uso parsimonioso delle ricchezze del Creato”. Nella “Sollicitudo rei socialis” di papa Giovanni Paolo II (1987), si parla per la prima volta di “preoccupazione ecologica” come consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili e invita a “rispettare i ritmi della natura per tenerne conto nella programmazione dei ritmi dello sviluppo”. Nella “Centesimus annus” sempre di papa Giovanni Paolo II del 1991, la preoccupazione ecologica viene riferita agli eccessi del consumismo e alla mancanza di un appropriato stile di vita.

Tuttavia, abituati al linguaggio cauto della Chiesa, non ci si aspettava, nella “Laudato Si’” tanta inequivocabile chiarezza. Non ci sono ambiguità, i problemi ambientali vengono identificati bene, così come i principali responsabili delle loro cause, senza giri di parole né riguardi, siano essi i responsabili del mondo finanziario, le banche, le grandi industrie o le lobby energetiche che ancora puntano ai combustibili fossili, i politici che “nascondono” il problema climatico, i modelli insostenibili di produzione e di consumo.

Persino la stessa tecnologia - riferisce il papa: spesso asservita alla finanza - considerata come unico strumento di risoluzione dei problemi, in realtà, secondo Francesco, non è in grado di risolverli, perché manca di visione d’insieme, e, se risolve un problema, poi ne genera altri. Su questo tema, però, la stessa enciclica (26) ammette che la tecnologia sta facendo passi avanti per ridurre le emissioni, e cita i nuovi dispositivi di accumulo, le modalità di trasporto meno inquinanti, le ristrutturazioni per l’efficienza energetica.

Sugli effetti dei cambiamenti climatici, che “costituiscono una delle principali sfide attuali per l’umanità”, l’Enciclica di Francesco non usa mezzi termini: “Se la tendenza attuale continua, questo secolo potrebbe essere testimone di cambiamenti climatici inauditi e di una distruzione senza precedenti degli ecosistemi” il che, soprattutto per i Paesi più poveri ha “impatti catastrofici”.

Anche sulle cause dei cambiamenti climatici il papa non si sottrae, anzi si espone in una materia a lungo dibattuta tra scienziati consapevoli (la stragrande maggioranza) e negazionisti della causa antropica dell’effetto serra. Anche senza entrare direttamente nel merito scientifico, il papa assume per cautela che è ormai consolidato che i gas serra emessi dall’attività umana sono, almeno, tra le principali cause del riscaldamento globale e pertanto l’uomo ha il dovere morale di porre rimedio a quanto ha causato e sta causando al clima del pianeta, riducendo le emissioni di gas: “Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente, ad esempio, sostituendo i combustibili fossili e sviluppando fonti di energia rinnovabile.”

Ma sino ad ora non si è fatto abbastanza, dice il papa (169) e ci richiama con voce ferma a una maggiore responsabilità: “i progressi sono deplorevolmente molto scarsi. La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti.” Parole sante, davvero.

Questa enciclica, com’è lecito attendersi visti i suoi contenuti, sta già avendo un grande clamore: speriamo allora che, se non i ripetuti e inascoltati ammonimenti di noi ecologisti, almeno le parole del papa possano far ripensare in molti stati, inclusa l’Italia, l’adozione di strategie che, per accondiscendere alle solite caste energetiche, puntano a fermare la crescita delle fonti rinnovabili e invece ancora spingono verso l’estrazione di combustibili fossili, trivellazioni di gas e di petrolio, poco utili sul piano energetico e gravemente dannose per l’ambiente e il sistema climatico. Serve onestà e coraggio, responsabilità, dice il papa, e allora è tempo che la politica italiana, europea e mondiali tiri fuori queste doti, in vista della cruciale conferenza di Parigi a fine anno.


Di Pierluigi Adami, coordinatore scientifico Ecodem