Piccole considerazioni sullo scandalo Volkswagen

Il caso Volkswagen, da quanto è emerso sinora, suscita sconcerto, e anche molte domande. La prima è: perché Volkswagen si è screditata per una simile truffa sui dati? Volkswagen da anni propaganda il suo “diesel pulito”. Già nel 2009 annunciava la Jetta Turbodiesel come motore a basse-emissioni. D’altronde l’inventore del motore, Rudolf Diesel era tedesco e le marche tedesche hanno sempre puntato su quel motore.

Noi ecologisti sappiamo che, così come non esiste il “carbone pulito” non esiste il “diesel pulito” a causa del suo contenuto di inquinanti, zolfo, azoto, ecc.

Il diesel però è un motore ad alta efficienza termodinamica e pertanto, se ben realizzato, può in parte compensare con la maggiore efficienza un contenuto superiore di inquinanti nei gas di scarico. Da anni è diminuito il contenuto di zolfo e di azoto nelle emissioni dei diesel, ma con costi di produzione molto elevati.

Non sorprende che la frode sia stata scoperta negli USA. Il diesel soffre di una maggiore produzione di particolato e polveri sottili rispetto a un motore a benzina. Sul tema delle polveri la UE si è mossa da anni, ma ora l’attenzione maggiore è – giustamente - sulla riduzione dei gas serra; viceversa, negli USA, dove ogni stato si regola in modo parzialmente autonomo (ma sulla base di linee guida federali), ci sono degli Stati come la California dove sono in vigore, a quanto risulterebbe, limiti ancora più restrittivi che in Europa. E infatti il problema è uscito fuori in California.

Siccome per ridurre le emissioni di un motore diesel servono costi tecnologici e di produzione molto maggiori rispetto a un modello a benzina, è possibile che l’ulteriore quota di riduzione di emissioni inquinanti avrebbe comportato dei costi di sviluppo e produzione troppo elevati. Allora, Volkswagen invece di tentare soluzioni tecnologiche innovative, avrebbe preferito barare sui dati.

Ma anche questa semplice spiegazione lascia molte questioni aperte. Innanzitutto, se è vero che i costi per rendere compatibile un diesel con le norme più restrittive sono insostenibili e porterebbero quel modello a un prezzo fuori mercato, ci si chiede come hanno fatto gli altri costruttori. Possibile che, per esempio, un’auto diesel coreana sia di livello tecnologico superiore e più efficienti di una Volkswagen? La FCA riesce a produrre motori diesel compatibili con le norme, da un lato, e con i costi di produzione dall’altro, e la Volkswagen no? Se non ci riescono loro, e devono truccare i dati, con tutti gli utili che hanno e le enormi capacità di investimento, come possono riuscirci altri?

Certo è incredibile che, per certificare la compatibilità ambientale di un’auto si faccia riferimento ai dati auto-forniti dal costruttore in laboratorio, prodotti dal suo software-malware, e si prendano per buoni senza controlli su strada da terze parti. Desolante, davvero. Ci si chiede anche a che servano i controlli dei fumi a cui ogni automobilista deve sottoporre la propria vettura periodicamente.

Allora è probabile che questo scandalo presto possa riguardare anche altri costruttori, e forse porterà i costruttori a un punto di svolta sul diesel: o si innova, o quel motore è giunto al capolinea.  

E comunque si è dimostrata la totale l’inaffidabilità dei metodi di autocertificazione ambientale, affidati alle stesse aziende inquinanti, tanto utilizzati in Europa, in assenza di un serio ed efficace sistema di controllo.

Adami Pierluigi