"Stop alle centrali a carbone colpevoli di metà dei gas serra"

Alla vigilia della conferenza Onu sul clima, la proposta in una risoluzione parlamentare del presidente dell'intergruppo Globe Italia, Stella Bianchi. Secondo lo UK Energy Research Centre, una spinta in direzione di fonti rinnovabili ed efficienza energetica aumenterebbe i posti di lavoro in misura 10 volte superiore a un analogo investimento nel settore termoelettrico.

Chiusura progressiva degli impianti a carbone e nuovi limiti alle emissioni di CO2 delle centrali per contenere l'aumento della temperatura entro i due gradi. Alla vigilia della conferenza Onu di dicembre che a Parigi deciderà il futuro climatico del pianeta , in Italia si raccende il dibattito sul modello energetico: una risoluzione parlamentare presentata da Stella Bianchi, deputata renziana e presidente dell'intergruppo Globe Italia che riunisce i parlamentari più impegnati sul fronte ambientale, propone lo stop al carbone.

Dopo la recente svolta dell'Enel, che ha programmato la chiusura di 23 centrali ad alto inquinamento e a bassa resa, ora si apre il capitolo carbone, il combustibile fossile che produce il 40% dell'energia globale ma è responsabile del 70% delle emissioni serra legate all'energia, cioè di circa la metà delle emissioni serra totali. "Le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale", si legge nella risoluzione. "La pericolosità del carbone è aggravata dal fatto che, oltre al biossido di carbonio, vengono dispersi nell'ambiente mercurio, piombo, arsenico, cadmio e altri metalli pesanti". Una ricerca condotta dall'università di Stoccarda ha evidenziato in Europa, nel 2010, 22.300 decessi a causa del carbone (di cui 521 in Italia).

Oltretutto - si fa presente nella risoluzione - l'Italia ha un eccesso di produzione di elettricità; la capacità installata è doppia rispetto alla domanda di picco, senza considerare l'apporto delle rinnovabili. Dunque una riduzione dell'offerta di energia da centrali termoelettriche - con la chiusura di quelle a carbone - non pregiudicherebbe la sicurezza del sistema energetico.

Anzi, lo UK Energy Research Centre ritiene che una spinta in direzione di fonti rinnovabili ed efficienza energetica aumenterebbe i posti di lavoro in misura 10 volte superiore a un analogo investimento nel settore termoelettrico. E, secondo un rapporto Legambiente, entro il 2020 il settore delle energie rinnovabili potrebbe arrivare a creare 250mila posti di lavoro, più altri 600 mila nei settori collegati e nell'indotto.

Oltretutto il carbone potrebbe diventare un settore economicamente a rischio. Il Fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, ha già deciso di disinvestire dal carbone. The Economist ricorda che secondo Mark Carney, il governatore della Banca d'Inghilterra, forti misure per evitare la catastrofe climatica sono necessarie, e grandi quantità di carbone e petrolio potrebbero restare sotto terra perché non più utilizzabili per motivi ambientali.

"Alla conferenza di Parigi si dovrà definire una road map per arrivare a un sistema produttivo carbon neutral", ricorda Stella Bianchi. "E una delle prime mosse dovrà essere la messa al bando delle centrali a carbone. Negli Stati Uniti c'è già un forte movimento in questa direzione, un movimento che ha tra i suoi leader l'ex direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, James Hansen. L'Italia può essere capofila in Europa di questo processo virtuoso per sostituire un combustibile ad alto impatto ambientale con le rinnovabili e l'efficienza".
di ANTONIO CIANCIULLO