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Intervento in aula del Sen. Caleo al Dl Ilva

 
 CALEO (PD). Signora Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, quando si parla di ILVA,

il nostro pensiero e le nostre riflessioni cadono più frequentemente - e io dico anche giustamente, vista la complessità del tema - sul sito di Taranto, ma, da ligure, credo sia importante ragionare, com'è stato fatto in questo decreto-legge che ci apprestiamo a convertire, anche sull'impianto di Genova Cornigliano, valorizzando le sue peculiarità, nell'ottica di un rilancio complessivo della filiera siderurgica italiana e, in particolare, dei complessi aziendali dell'ILVA.

Si è affrontata più volte, negli ultimi anni, e con vari provvedimenti, una congiuntura complessa, cercando di varare norme che coniugassero al tempo stesso la tutela del lavoro, il diritto alla salute e la tutela dell'ambiente, senza minare la continuità occupazionale dei lavoratori, anche mettendo in atto interventi per garantire una base salariale congrua, attraverso lavori di pubblica utilità. L'ILVA raffigura una capacità occupazionale di circa 12.000 unità - uso l'espressione "circa", per non far torto all'amico senatore Martelli - che, se sommate all'indotto, raggiungono circa le 20.000 unità e il 75 per cento del PIL della provincia di Taranto, pari al 10 per cento del PIL della Puglia. Ancora oggi, nonostante la grave crisi economica che sta attraversando il settore siderurgico, l'ILVA è una delle più grandi acciaierie d'Europa, con milioni di tonnellate annue prodotte. Abbiamo deciso che questo Paese, Taranto, Genova e tutto l'indotto non debbano rinunciare ad una realtà così importante. Si tratta di una questione strategica: dismettere l'ILVA significa abbandonare l'industria siderurgica nazionale, con le conseguenti gravi ripercussioni sugli altri settori produttivi che ne deriverebbero, primo fra tutti quello della meccanica. Abbiamo imparato dal passato, inoltre, che quando un'attività produttiva a così alto impatto se ne va, oppure fallisce, le macerie restano sui territori per decenni, continuando ad inquinare e a causare danni per l'ambiente e la salute dei cittadini, come hanno ben detto i relatori, senatori Fabbri e Laniece.

A poco più di due mesi dalla conclusione della Conferenza di Parigi sui cambiamenti climatici - la famosa COP21 - siamo ancora più convinti che la riconversione e il rilancio dell'ILVA costituiscano una grande occasione, per iniziare quel percorso di decarbonizzazione dell'economia, senza rinunciare allo sviluppo e alla salvaguardia dei posti di lavoro.

Per noi il futuro dell'ILVA passa dalla capacità di tenere insieme il suo destino produttivo ed il suo risanamento ambientale e sanitario. In Italia la green economy passa dal riuscire a trasformare un malato dell'industria in un esempio positivo dell'innovazione e della sostenibilità. Colleghi, a mio parere questo è l'unico modo che la politica ha per non disattendere le aspettative dei cittadini e dei lavoratori.

Il Governo ha messo sul tavolo 800 milioni di euro per la bonifica dei siti inquinati ed il miglioramento delle tecnologie di produzione. Non mi sembra di ricordare un simile finanziamento pubblico per l'attuazione di un piano ambientale. Torno a ripetere: 800 milioni di euro. Ricordo altresì le modifiche dei criteri per l'accesso alle risorse del fondo di garanzia per le piccole e medie imprese creditrici di ILVA. Si tratta di misure concrete contenute all'interno del decreto-legge che ci apprestiamo a convertire.

Per quanto riguarda la città di Genova, all'interno del decreto-legge è stato recepita, come previsto dall'accordo di programma del 1999, una disposizione che prevede l'integrazione del reddito fino al 70 per cento per i lavoratori di Cornigliano fino al 30 settembre 2016, mediante uno stanziamento del Ministero dell'economia e delle finanze pari a 1,7 milioni di euro, e l'attivazione dei lavori di pubblica utilità finanziati attraverso i fondi destinati alle bonifiche. Anche queste cifre sono contenute nel provvedimento che, colleghe e colleghi, ci apprestiamo a votare.

Inoltre, pur se non contenuti nel decreto‑legge in esame, saranno resi disponibili, come anticipato dalla struttura commissariale nel comitato di vigilanza del 3 novembre 2015, tra i 6 e gli 8 miliardi di euro per completare l'investimento sugli impianti di zincatura, adeguando le linee produttive al mercato dell'auto e con la possibilità di riassorbire 80-100 lavoratori. Con riferimento alla banda stagnata, nel confermare la volontà di completare il progetto, i commissari ci hanno altresì detto che i tempi saranno più lunghi. Bisognerà seguire con grande attenzione e competenza... (Brusio).

Pretendo attenzione non ora, ma quando occorrerà seguire con competenza tutte le fasi della vendita, verificandone i piani industriali, i piani ambientali ed il livello di innovazione tecnologica che investirà comparti fondamentali, lavorando con assoluta determinazione al mantenimento degli attuali livelli occupazionali, come bene ha fatto e sta continuando a fare la città di Genova, seguendo questa vicenda con grande passione ed intelligenza. Ciò è altresì auspicato in un ordine del giorno, che porta la firma mia e dei colleghi Vattuone e Albano, volto ad impegnare il Governo in questa direzione.

Colleghi, l'esperienza ci insegna che per raggiungere obiettivi ambiziosi occorre anche un clima più sereno tra le parti e che solo unito - ripeto, solo unito - il mondo del lavoro può garantire al meglio il futuro a migliaia di famiglie. Questa serenità, che non vuol dire assolutamente minor consapevolezza nel raggiungimento degli obiettivi prefissati, serve anche al decisore politico. Qui mi rivolgo al Governo; serve al decisore politico per poter meglio intraprendere il percorso di rilancio industriale dell'acciaio in Italia e del risanamento ambientale dell'ILVA nelle città di Taranto e Genova.

Ringrazio, quindi, il Governo, che mi ha confermato - ma non è mai stata messa in discussione, come mi ha sollecitato a verificare il collega ligure Maurizio Rossi - la presenza del Governo, dei Ministri e dei Sottosegretari competenti all'incontro del comitato di vigilanza. A mia precisa domanda, il Governo ha risposto comunque che parteciperà al comitato di vigilanza del 4 febbraio a Roma e questa era una delle cose che era emersa come fastidiosa nei giorni e nei momenti attuali. Non è certamente una resa, Governo. Partecipare a questi tavoli serve a capire e soprattutto ad evitare strumentalizzazioni politiche che già si intravedono all'orizzonte, da parte di quanti - persone o Gruppi politici - di fronte a fenomeni complessi - perché il fenomeno dell'ILVA, dell'acciaio e dell'ambiente è complesso - che necessitano il coraggio e la visione che solo una forte cultura di Governo può dare, agitano scenari catastrofici e figure retoriche proprie della più forte e sterile demagogia.

Credo - e termino, signora Presidente - che il nostro obiettivo debba essere, invece, quello di mettere assieme una proposta che sia soprattutto efficace e definitiva. Le chiacchiere le lasciamo ad altri. (Applausi dal Gruppo PD).