Ecco perché voterò SI

 


Perché una persona che ha una cultura che vede nell’ambiente non solo il più grande bene comune da difendere ma una formidabile occasione di sviluppo, di creazione di nuovi posti di lavoro, e soprattutto una possibilità di avere un Paese che scommette all’interno della crisi economica globale sulla green economy pensa sia necessario votare Si al referendum del 4 Dicembre?.

 

E che cosa c’entra la cultura ambientalista con il referendum ?.
Le ragioni del si le individuo sia nell’esperienza maturata in questi otto anni alla Camera che nel percorso che avremo davanti per affermare l’idea di uno sviluppo più green della economia e per realizzare in tempi più rapidi possibili tutte quelle iniziative per contrastare i cambiamenti climatici.


In questa legislatura dopo 21 anni abbiamo approvato una legge che introduce i reati ambientali nel codice penale.Una legge che ha viaggiato fra la Camera e Senato per mesi nelle diverse legislature precedenti e che in dirittura di arrivo dopo essere stata approvata quasi all’unanimità alla Camera ha rischiato al Senato di essere “cecchinata”! Oggi con la legge 68/2015 abbiamo una delle leggi migliori a livello europeo, con una sola Camera sicuramente “l’ultimo miglio” avrebbe fatto risparmiare almeno due anni.


Per non parlare della legge sulle Agenzie ambientali la 132/2016, proposta da me nel 2006 tramite Realacci e Franceschini (facevo il direttore di Arpa). La legge viene approvata all’unanimità alla Camera nell’Aprile 2014 e rimane due anni ferma al Senato.
O viceversa la legge di riforma sui Parchi che consentirebbe definitivamente di avere un’unica governance del Parco del Delta approvata la scorsa settimana in Senato e che rischia un “ping pong” con la Camera infinito.


Ragionamento analogo e ancor più grave se pensiamo alla proposta di legge sul Consumo di suolo, approvata alla Camera qualche mese fa e impantanata al Senato oppure alla legge di revisione sulla Protezione civile sempre bloccata da mesi al Senato.


E intanto le cose capitano, le imprese e i cittadini chiedono risposte.
Poi c’è un ragionamento più orientato al futuro che riguarda il rapporto Stato Regioni. Già oggi l’ambiente è di competenza statale, ma sempre di più è necessario avere una “centralizzazione” del sistema che garantisca le stesse performance ambientali su tutto il territorio del Paese. Si pensi alla pianificazione del ciclo dei rifiuti: regioni eccellenti ma metà Paese in emergenza oppure a come vengono espletati i controlli ambientali : in alcune aree controlli efficienti in altre assenza totale.
L’altro grande tema strategico è quello energetico. Oggi la materia è cosidetta “concorrente” e ha generato in questi anni contenziosi infiniti appunto fra Stato e Regioni. Siamo uno dei pochi Paesi sviluppati che non è in grado di realizzare una pianificazione impiantistica che poi veda in tempi ragionevoli la realizzazione delle opere. Opere si badi bene oggi sempre più collegate allo sviluppo delle energie rinnovabili. Non che si debbano esautorare le comunità locali, cosa assolutamente errata, ma è strettamente necessario trovare altre forme di coinvolgimento dei cittadini che non passino necessariamente per la burocrazia regionale.


Insomma tante le ragioni del Si oltre a quella più importante che a mio parere sta nel dimostrare che l’Italia è un paese in grado di modernizzarsi, di accettare le sfide della globalizzazione che è capace di guardare al futuro. Il 4 Dicembre o decidiamo di cambiare oppure non abbiamo un’alternativa o meglio si sceglie la palude…ai cittadini la decisione.

Alessandro Bratti