Tu sei qui: Portale “L’ambientalismo del fare? La sfida vera comincia ora”. Intervista a Fabrizio Vigni dopo la tornata elettorale.
Azioni sul documento

“L’ambientalismo del fare? La sfida vera comincia ora”. Intervista a Fabrizio Vigni dopo la tornata elettorale.

Le urne hanno consegnato il governo del Paese al Popolo delle Libertà, il Partito Democratico di Walter Veltroni è cresciuto in tutta Italia, aumentando consensi e numero dei parlamentari mentre la Sinistra Arcobaleno è crollata. Abbiamo chiesto a Fabrizio Vigni, coordinatore nazionale degli Ecologisti democratici, di fare una analisi della situazione anche alla luce degli impegni e degli obiettivi futuri.

Sei amareggiato per il risultato?

“Avevamo tutti sperato in un risultato migliore. Ma dobbiamo guardare in faccia la realtà. Il centrodestra ha sempre avuto un largo consenso, negli ultimi 15 anni. Sempre, anche nel ’96, quando vincemmo perché la Lega si presentò da sola. E nel 2006 vincemmo per un soffio. Se poi in un paese come questo il centrosinistra si trova a governare, come è successo negli ultimi due anni, e offre di sé uno spettacolo così rissoso e deprimente, allora diventa davvero difficile, nonostante gli ottimi risultati ottenuti nel risanamento dei conti pubblici, pensare di poter vincere.

Il Partito Democratico è nato dalla consapevolezza che in quel modo lì non si poteva andare avanti. Per fortuna l’abbiamo fatto, il Pd. La rimonta c’è stata davvero. Veltroni è stato bravissimo nella campagna elettorale. E oggi abbiamo tra le mani un partito nuovo, un progetto di riformismo innovativo da cui ripartire. Un progetto credibile e affascinante, di cui l’ambientalismo è parte essenziale. Ora bisogna continuare a costruirlo, il Pd, e costruirlo bene”.

Cosa significa l’ambientalismo del fare, in un ruolo di opposizione?

“Il Partito Democratico dovrà fare una opposizione limpida, determinata. Cosa farà il centrodestra sull’ambiente? Assisteremo ad una ripetizione di quanto si è visto tra il 2001 e il 2006, gli anni dei condoni edilizi e delle picconate alla legislazione ambientale? Oppure la loro politica comincerà ad essere un po’ più simile, che so, a quella di Sarkosy o della Merkel? I prossimi anni saranno anni decisivi per le politiche ambientali globali: che posizione avrà il governo italiano nelle decisioni da prendere sul dopo-Kyoto? Sull’energia, sarà in sintonia con la sfida dell’Europa sulle rinnovabili o rincorrerà il nucleare? Noi dovremo su tutti i problemi ambientali incalzare il governo, presentare le nostre proposte, sfidarlo su un terreno che è decisivo per il futuro dell’Italia, perché riguarda anche l’innovazione tecnologica e la modernizzazione dell’economia. Buona l’idea di un governo ombra. Anche sull’ambiente. Sarà importante il ruolo dei nostri parlamentari. E non  scordiamoci che una parte significativa delle politiche ambientali dipende da Regioni e da enti locali che noi governiamo. L’ambientalismo del fare passa anche da qui”.

Quanti sono gli ecologisti del Pd eletti in Parlamento?

E quale sarà il loro ruolo?

“Diciamo subito che potevano e dovevano essere molte di più, le competenze e le sensibilità ambientaliste presenti nelle liste. Non c’è da essere soddisfatti. Tanto più che alcuni dei candidati ecologisti, e la cosa ci amareggia, non sono stati eletti. Detto questo, avremo però sia alla Camera che al Senato presenze di grande qualità. C’è la qualità, soffre la quantità. Ma spero che anche altri parlamentari, soprattutto tra i nuovi eletti, lavoreranno insieme a noi, con altrettanta convinzione e sensibilità, sulle questioni ambientali. Il fatto che nel prossimo Parlamento non saranno presenti i Verdi, né la Sinistra arcobaleno, ci carica di una responsabilità particolare: ci troviamo ad essere, di fatto, l’unica rappresentanza dell’ambientalismo politico”.

 

Cosa pensi di questo inatteso crollo della Sinistra arcobaleno?

“Credo anch’io che sia una ferita, la mancata presenza in Parlamento di forze come Rifondazione o i Verdi, o di esperienze recenti come quella di Sinistra Democratica. Si apre un problema serio di rappresentanza di una parte della sinistra e della società italiana. Detto questo, agli interrogativi politici non si sfugge. Perché il progetto della Sinistra arcobaleno è apparso confuso e poco credibile? E perché l’esperienza dei Verdi italiani si è rinchiusa sempre più, negli anni, in una nicchia, e non ha saputo misurarsi con la necessità di un nuovo ambientalismo, con la sfida del riformismo? Su questo, e sulle prospettive dell’ambientalismo politico in Italia, penso si debba aprire una fase di confronto e di dialogo con le forze migliori ancora impegnate in quel partito. Il nostro progetto di ecologisti democratici si basa su due convinzioni: che sia oggi necessario un ambientalismo innovativo, responsabile, maturo, e che esso non possa rinchiudersi in logiche minoritarie, ma debba vivere dentro un grande soggetto riformista”.

Quali saranno le prossime tappe nella costruzione dell’associazione degli ecologisti democratici?

“Ai primi di maggio si riunirà il Comitato promotore nazionale. Già prima delle elezioni abbiamo costituito comitato promotori in diverse regioni. Ora dobbiamo rapidamente farlo anche nelle altre e, tra maggio e giugno, costituire ovunque i circoli territoriali. Se rispettiamo questa tabella di marcia prima dell’estate avremo concluso la fase costituente dell’associazione. La campagna elettorale mi rafforza la convinzione che possiamo avere tantissime adesioni, ovunque abbiamo incontrato persone interessate ad impegnarsi nel progetto degli ecologisti democratici”.

 


Realizzato con Plone

Questo sito è conforme ai seguenti standard:

  • Sezione 508
  • WCAG
  • XHTML valido
  • CSS valido
  • Consultabile con qualsiasi browser